Alla vigilia della Giornata internazionale dei rom e sinti, che si celebra l'8 aprile, Amnesty International ha sollecitato le autorità della Serbia a porre fine agli sgomberi forzati che vanno avanti da due anni nella capitale Belgrado e a fornire alloggi adeguati alle comunità colpite dagli sgomberi.
 
In un nuovo rapporto, intitolato "La casa è più di un tetto sopra la tua testa: il diniego di un alloggio adeguato ai rom in Serbia", l'organizzazione per i diritti umani denuncia l'aumento degli sgomberi forzati dall'aprile 2009, che hanno costretto alcune comunità a trovare sistemazione in container di metallo in zone isolate della capitale o a tornare in condizioni di povertà nella Serbia meridionale e spesso senza un alloggio adeguato.
 
"Invece di fermare gli sgomberi forzati, a Belgrado le autorità serbe vi ricorrono sempre di più, allontanando le comunità rom dalle loro abitazioni e costringendole a vivere in alloggi inadeguati" - ha affermato Sian Jones, ricercatore di Amnesty International sulla Serbia. "Se vogliono rispettare i loro obblighi internazionali, le autorità devono porre fine a queste procedure, garantendo inoltre ai rom il diritto ad alloggi forniti di servizi igienico-sanitari e vicini ad altri servizi pubblici e al lavoro e tutelandoli da futuri sgomberi forzati".
 
Dall'aprile 2009 almeno sette insediamenti informali rom della capitale sono stati sgomberati forzatamente.  
 
Alla fine del marzo 2010, tra 20 e 25 famiglie di un insediamento informale nella zona di Eukarica sono state sgomberate. Un mese dopo, lo stesso provvedimento ha colpito altre 38 famiglie che abitavano nella zona, costrette poi a tornare nella Serbia meridionale. Altre comunità rom di Eukarica rischiano la stessa sorte. Nell'ottobre e dicembre del 2010, 62 persone sono state sgomberate da varie zone di Nuova Belgrado.  Il "trasferimento" degli abitanti di un insediamento di Belvil, sempre a Nuova Belgrado, previsto all'inizio del 2011, è stato sospeso dopo le proteste di varie organizzazioni.
 
Molti sgomberi forzati fanno parte di un piano adottato nel 2009 dall'Assemblea della città di Belgrado, che contiene ampi progetti infrastrutturali finanziati da prestiti dalla Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e dalla Banca europea degli investimenti. Il piano dovrebbe riguardare gli abitanti di almeno 50 dei 100 insediamenti rom della capitale.  

 

Privato del diritto a un alloggio adeguato, almeno un terzo dei rom della capitale non ha alternativa se non quella di vivere in insediamenti informali dove non hanno accesso regolare a forniture d'acqua, non vi sono servizi igienico-sanitari né altri servizi fondamentali.
 
Inoltre, non potendo iscriversi all'anagrafe cittadina, queste persone si vedono spesso negare l'accesso al lavoro, alla sicurezza sociale, alle cure mediche e all'istruzione.
 
I rom, la cui presenza in Serbia risale almeno al XIV secolo e che attualmente sarebbero tra le 250.000 e le 500.000 persone, costituiscono in modo sproporzionato se non esclusivo, il totale della popolazione residente in insediamenti informali in tutta la Serbia. Molti di essi subiscono ampie e sistematiche discriminazioni.
 
All'interno di queste comunità vivono molti gruppi vulnerabili, come i rom fuggiti dalla guerra del 1999 in Kossovo e quelli che cercarono lavoro o protezione internazionale in Europa occidentale e che sono ora sottoposti a rinvii forzati in Serbia.
 
"Le autorità serbe devono assicurare che le comunità rom vengano consultate in merito a qualsiasi proposta o possibile opzione sui trasferimenti e possano proporre soluzioni alternative, se intendono farlo" - ha dichiarato Jones. "Inoltre, le autorità dovrebbero identificare forme di edilizia sociale e altre alternative edilizie in luoghi non segregati su base etnica, per dare alle famiglie rom la scelta di abitare fuori dagli insediamenti per i soli rom".
 
Nel suo rapporto, Amnesty International formula una serie di raccomandazioni alle autorità serbe per prevenire ulteriori sgomberi eseguiti con modalità contrarie alle norme internazionali e assicurare il diritto dei rom a un alloggio adeguato, tra cui:

  • porre fine a tutti gli sgomberi forzati e garantire che i progetti infrastrutturali non diano luogo a ulteriori sgomberi forzati;
  • assicurare che lo sgombero dell'insediamento di Belvil e ogni altro sgombero a Belgrado siano eseguiti nel rispetto degli standard internazionali, come descritti nei Principi di base e linee guida delle Nazioni Unite sugli sgomberi per ragioni di sviluppo;
  • assicurare che tutti i rom che hanno subito uno sgombero abbiano accesso a rimedi legali, tra cui una compensazione e un alloggio alternativo adeguato;
  • istituire un meccanismo legale che proibisca gli sgomberi forzati e assicuri che ogni ulteriore trasferimento da parte delle autorità comunali di Belgrado non costituisca uno sgombero forzato.
Restano attuali le preoccupazioni di Amnesty International per quanto riguarda la condizione dei rom in Italia. L'organizzazione continua a sollecitare le autorità, in particolar modo il ministro dell'Interno, il prefetto e il sindaco di Roma, affinché pongano fine agli sgomberi forzati dei rom della capitale e rivedano l'attuazione del "Piano nomadi", che nella sua formulazione attuale viola il diritto all'alloggio adeguato di migliaia di rom. 
 
Secondo Amnesty International, il "Piano nomadi" ha una natura discriminatoria e, basandosi sull'errato assunto che tutti i rom siano nomadi, tenta di giustificare in questo modo la loro segregazione in insediamenti lontani dalla città.
 
Per ribadire le proprie preoccupazioni, in occasione della Giornata mondiale dei rom e sinti, Amnesty International lancerà l'azione "case gemelle", con cui attivisti e sostenitori dell'organizzazione in tutto il mondo faranno pervenire una cartolina al prefetto di Roma e una seconda cartolina, in segno di solidarietà, alla comunità rom della capitale. Le cartoline a forma di casa ricorderanno la necessità di migliorare le condizioni abitative dei rom nella città. 
 
Proprio il mancato accesso a un alloggio adeguato è il tema che la Sezione Italiana di Amnesty International e l'Associazione 21 luglio hanno scelto di mettere in rilievo nella tavola rotonda  "Dove abitano i diritti umani? I rom e il diritto a un alloggio adeguato", che si svolgerà a Roma domani, venerdì 8 aprile, a partire dalle ore 16, presso la Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana (Palazzo Frascara, Piazza della Pilotta 3).

Alla tavola rotonda interverranno diversi esperti del settore, tra cui Jezerca Tigani e Matteo De Bellis del Segretariato Internazionale di Amnesty International, Carlo Stasolla dell'Associazione 21 luglio, Marco Brazzoduro, docentedi Politica Sociale presso l'Università La Sapienza di Roma, Roberto De Angelis, docente di Sociologia Urbana presso l'Università La Sapienza, Francesco Careri, ricercatore di Architettura presso l'Università "Roma Tre" di Roma, lldiko Orsos, esperta in Pedagogia Sociale dell'Associazione 21 luglio.

A conclusione dei lavori sarà proiettato "Io, la mia famiglia rom e Woody Allen", il documentario italiano più premiato nel 2010, in cui la giovane regista Laura Halilovic racconta, attraverso la sua telecamera, i momenti cruciali del passaggio dalla sua vita in un campo rom a quella in una casa in un quartiere popolare della periferia di Torino.

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