• La nuova strategia industriale dell'Ue: innovazione, ambiente e occupazione per essere competitivi

    venerdì 31 maggio 2013 Il mese prossimo il Consiglio Ue affronterà specificamente il tema della competitività dell’industria. Tajani: «Invertire la de-industrializzazione riportando l’industria al 20% del Pil entro il 2020».

    Umberto Mazzantini

    «L'industria porta crescita, innovazione e occupazione». È attorno a questo cardine fondamentale che il commissario Ue all'Industria e l'imprenditoria, Antonio Tajani , reduce dal Consiglio competitività che ha discusso della nuova strategia di politica industriale dell'Unione europea e della sua implementazione, ha presentato i risultati alla Commissione industria, ricerca ed energia (Itre).

    Tajani, dopo aver illustrato le più importanti tra le oltre 40 azioni adottate in base alla Comunicazione della Commissione europea, ha detto che «E' il momento di portare avanti con ancora più forza e determinazione azioni per la crescita, l'occupazione, soprattutto giovanile, e la competitività industriale. Le discussioni tematiche del Consiglio europeo (energia, innovazione, agenda digitale), e le due sulla competitività e la politica industriale (a giugno 2013 e febbraio 2014), testimoniano l'importanza e l'urgenza che il Consiglio europeo attribuisce alla messa in campo di tutte le misure per un'industria europea forte e competitiva. Il Consiglio competitività può e deve giocare un ruolo importante nel preparare queste discussioni, e deve rafforzare il proprio ruolo, fino a diventare il "contraltare" dell'Ecofin».

    Di questo si è discusso alla vigilia del consiglio Competitività, quando è emerso che «Bisogna lavorare per un "Industrial Compact" con pari dignità rispetto alle tematiche fiscali e di consolidamento di bilancio - dice Tajani - In assenza, nel Trattato, di una forte base giuridica per una "politica industriale", infatti, l'Europa può riuscire a rimettere l'industria al centro delle proprie politiche solo grazie ad uno stretto coordinamento e coerenza con altre politiche comunitarie e nazionali come quelle ambientale e per il clima, la politica di concorrenza, la politica commerciale. In un momento difficile come quello attuale, la nostra industria chiede a tutte le autorità di "remare insieme". Non possiamo più permetterci di arenarci sulle incoerenze e sui doppioni».

    Un approccio che ricorda da vicino quello di un altro commissario europeo, stavolta all'Ambiente: Janez Potocnik. Nel suo ultimo intervento, Potocnik sottolinea chiaramente come il futuro dell'industria non possa essere scisso, in Europa, da maggiore efficienza nell'allocazione e nell'utilizzo delle risorse. Un'economia sostenibile, che componga i tasselli della tutela ambientale e dell'industria sulla strada della sostenibilità: sociale, economica, ecologica. Fallire questo percorso - che è anzitutto un percorso di politica industriale - significa retrocedere nella competitività della nostra economia come nella difesa dell'ambiente, che verrebbe considerata soltanto un lusso dal quale liberarci.

    Con questa piena consapevolezza, auspicabilmente, il mese prossimo e nel febbraio 2014 il Consiglio europeo affronterà specificamente il tema della competitività dell'industria e secondo Tajani «Abbiamo un'opportunità straordinaria di iscrivere le nostre priorità comuni ai primi posti dell'ordine del giorno della politica europea. Spero che il Consiglio europeo esprima un messaggio chiaro a sostegno di un'industria europea forte e di una politica industriale ambiziosa, capace di invertire il processo di de-industrializzazione degli ultimi anni riportando la quota dell'industria sul Pil al 20% entro il 2020». Per questo il Commissario Ue all'Industria ed all'imprenditoria ha invitato il Consiglio "competitività" a fare sentire la sua voce per sostenere le priorità della politica industriale, in linea con la lettera che il Parlamento europeo ha inviato alcuni mesi fa su questo stesso tema.

    Poi Tajani è passato ad illustrare altri temi più settoriali, ma strettamente legati alla politica industriale europea ed è partito da Cars 2020, adottato nel novembre 2012. «Occorre ora mettere in atto le misure del piano d'azione. Penso ad esempio a un sostegno importante per l'innovazione. La leadership tecnologica dell'industria europea è un fattore chiave per la sua competitività. Per questo sarà necessario assicurare un aumento dei fondi per l'innovazione del settore automobilistico in Horizon 2020. E ancora: abbiamo bisogno di una regolamentazione intelligente che stimoli l'innovazione tecnologica senza imporre oneri inutili all'industria in un contesto di crisi economica. Il piano d'azione Cars 2020 traccia iniziative per fare fronte alla crisi attuale: ma bisogna fare di più a livello europeo, data l'interdipendenza, in Europa, tra produttori, fornitori e clienti. Diversi costruttori europei stanno attraversando un periodo difficile. Il problema principale, in Europa come altrove, è la sovraccapacità, spesso esacerbata dalla mancanza di innovazione. Perciò nei mesi scorsi alcuni produttori hanno annunciato chiusure di impianti ed è probabile che altri annunci seguiranno. A tale proposito, la strategia Cars 2020 richiede un approccio coordinato fra tutte le parti interessate: industria, sindacati, autorità nazionali e istituzioni europee. Ciò che la Commissione può e ha intenzione di fare è: prevenire distorsioni inique dei processi di ristrutturazione, fra Stati membri e fra imprese».

    In questo contesto, Tajani ha espresso anche la sua opinione sul futuro bilancio dell'Ue: «Ci troviamo di fronte ad un settore industriale paneuropeo, le cui difficoltà hanno impatti distribuiti in modo molto diseguale fra gli Stati membri. L'unico modo di alleviarli è mediante azioni coordinate fra gli Stati membri e a livello dell'Ue. Ma proprio gli strumenti che potrebbero aiutarci ad affrontare questi squilibri, come Orizzonte 2020 o il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione rischiano importanti tagli di bilancio. Non si può avere tutto. O siamo di fronte a un caso europeo e allora abbiamo bisogno di strumenti europei a complemento di quelli nazionali. Oppure non è così, ma allora non possiamo continuare a dire che i problemi sono europei e poi ostinarci a proporre soluzioni nazionali».

    Per quanto riguarda invece la Registration, evaluation, authorisation and restriction of chemical substances (Reach), Tajani ha ricordato agli eurodeputati della Itre che la Commissione Ue ha «Assolto l'obbligo di riesaminare Reach mediante una Comunicazione adottata il 5 febbraio scorso. Nella relazione, la Commissione è andata oltre i propri obblighi ed ha valutato il raggiungimento degli obiettivi di Reach, prestando particolare attenzione ai costi, agli oneri amministrativi e ad altri impatti sull'innovazione e sulle piccole e medie imprese. La nostra conclusione principale è che Reach funziona. Abbiamo registrato, infatti, una diminuzione effettiva del rischio derivante dalle sostanze già registrate. Ciò è confermato anche da un recente Eurobarometro che ha rivelato che il 61% degli europei pensano che i prodotti chimici sono più sicuri oggi che dieci anni fa. Di conseguenza, per garantire la stabilità e la prevedibilità della normativa, non proponiamo modifiche significative al dispositivo Reach. Tuttavia, la nostra valutazione ha rilevato alcune esigenze di adeguamento e perfezionamento e abbiamo formulato delle raccomandazioni per migliorare l'applicazione di Reach a tutti i livelli. Ad esempio, vogliamo ridurre gli oneri finanziari e amministrativi che gravano sulle Pmi e aiutarle ad ottemperare a tutti i loro obblighi.

    A questo proposito, vorrei annunciarvi che la Commissione ha recentemente adottato in comitologia una proposta di modifica del regolamento grazie alla quale le Pmi già dal maggio di quest'anno possono beneficiare di riduzioni che vanno dal 35% al 95% sugli importi per le registrazioni e dal 25% al 90% per le autorizzazioni. Inoltre, invitiamo poi le parti interessate a migliorare la qualità dei fascicoli di registrazione e a utilizzare di più le schede di dati inerenti la sicurezza come strumento di gestione dei rischi chimici».

    La Commissione Ue ha deciso di non modificare la definizione di Piccole e medie imprese che copre più del 99% delle imprese della Ue e quasi i tre quarti dell'economia europea in termini di occupazione.

    Tajani ha dunque ringraziato la Commissione Itre per il sostegno dato al testo di compromesso del Programma per la competitività delle imprese e le Pmi (Cosme) che «Consente di affrontare in modo diretto ed efficace i principali problemi che affliggono le Pmi: la dotazione degli strumenti finanziari, la restituzione a Cosme dei rimborsi in quanto strumento a favore delle Pmi innovative e a forte crescita, e l'elaborazione di azioni per la rete Imprese Europa. Purtroppo non abbiamo trovato un accordo su due punti istituzionali, ma sono certo che riusciremo a risolvere in breve questi aspetti trasversali in modo da concludere l'accordo sul primo programma europeo dedicato in modo specifico alle Pmi». Già il prossimo mese potrebbe essere decisivo, nell'interesse dell'intera Europa.

    Fonte: Green Report

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