Nel mondo del volontariato, la comunicazione che ferisce viene raramente chiamata con il suo nome. La si definisce “tensione”, “malinteso”, “stanchezza”, oppure si tende a nasconderla tra frasi non dette, risposte rimandate e silenzi difficili da interpretare. Eppure, basta una chat, una parola scritta d’impulso o un messaggio lasciato senza risposta perché una relazione inizi a logorarsi.
Questo percorso accompagna volontari e coordinatori a riconoscere ciò che incrina i legami e a costruire un modo di comunicare più consapevole, capace di proteggere le relazioni anche nei momenti di fatica, disaccordo o pressione. Il lavoro intreccia il rigore della ricerca di John Gottman sui comportamenti che deteriorano la qualità delle relazioni con gli strumenti pratici della Comunicazione Nonviolenta di Marshall Rosenberg, per imparare a esprimere bisogni, limiti e richieste senza ferire, accusare o chiudere il dialogo.
