Fabio Bazzanella ha intervistato Ilde Vulpetti e Rosa Domilici - Counselor e mediatore familiare - che, in collaborazione con Giuseppe Furfari - amministratore di rete e ideatore del progetto, coordinano il progetto di Media education intitolato Professione genitori 2.0: fare rete in famiglia promosso da ASLTI - Ass. Siciliana Leucemie e Tumori dell'Infanzia - Liberi di crescere ONLUS.

 

 F. B. Come si svolge il lavoro di ASLTI - Ass. Siciliana Leucemie e Tumori dell'Infanzia - Liberi di crescere ONLUS?

I. V. La nostra associazione, nata nel 1982 a Palermo, offre quotidianamente servizi educativi gratuiti ai bambini affetti da leucemia o tumore che si trovano in cura presso il reparto di oncoematologia pediatrica dell'Ospedale Civico di Palermo. Si tratta di servizi di accoglienza, di attività ludica, di intrattenimento multimediale, di supporto psicologico e di aiuto alle famiglie e ai bambini attraverso il convolgimento di personale volontario. L'associazione supporta inoltre economicamente anche il reparto di oncoematologia acquistando attrezzature mediche e quanto può essere necessario al lavoro di medici ed infermieri. I servizi offerti e le spese sostenute vengono finanziate attraverso attività di raccolta fondi, donazioni da privati e grazie ai fondi del 5x1000.

F. B. Dove e come nasce l'iniziativa di promuovere un progetto di Media education?

R. D. Lo scopo principale dell’Associazione ASLTI, all’interno dell’U.O. di Oncoematologia Pediatrica dell’ARNAS Civico di Palermo, è quello di prendersi cura della parte "sana" della vita dei bambini, dilatando il tempo sereno da trascorrere in reparto e agevolandone l’inserimento personalizzato, insieme alle rispettive famiglie, durante tutto il percorso di cura. La personalizzazione avviene anche attraverso l'utilizzo di strumenti multimediali che consentono un contatto costante con il mondo esterno e permettono ai bambini di allontanarsi emotivamente dalla realtà del reparto. Ogni strumento fornito è calibrato in base all’età e alle esigenze dell’utilizzatore, con l’obiettivo di favorire un percorso educativo che sia anche un momento di apprendimento e non “semplicemente” un'evasione ludica.

I. V. L'idea di promuovere il progetto di Media education è complementare al servizio di intrattenimento multimediale attivato dieci anni fa. In pratica ogni bambino ricoverato ha a sua disposizione ausilii informatici – come notebook e/o tablet - collegati alla rete internet gestita dai volontari dell'associazione e grazie alla quale è per loro possibile rimanere in contatto con il mondo esterno, con la propria scuola e con la famiglia. Abbiamo creato anche una piattaforma dedicata alla suola e un Media center contenente film, cartoon, documentari e video musicali. Trattandosi per lo più di bambini e adolescenti ed essendo sensibili alle criticità connesse all'uso del web da parte dei minori, abbiamo voluto, con questo progetto, "istruire" al buon uso della rete sia i genitori che i figli al fine di prevenire spiacevoli questioni riconducibili a episodi di cyber-bullismo, di pishing o di altre forme di utilizzo illecito e/o criminoso della rete.

F. B. A che punto si trovano i lavori di sviluppo di questo progetto?

I. V. Al momento stiamo sottoponendo alle famiglie un questionario per valutare le conoscenze "informatiche e di sicurezza" esistenti presso i ragazzi e le rispettive famiglie. In seguito verranno creati dei gruppi di apprendimento ai quali proporre il percorso di Media education.

R. D. Le domande, costruite in collaborazione con la dott.ssa Paola Guadagna - psicologa e responsabile della formazione dei volontari dell’Associazione - e con Giuseppe Furfari - Sistemista, Social Media e Digital Marketing Specialist e Formatore Eipass, sono state predisposte con l’obiettivo di effettuare una fotografia istantanea del rapporto tra la Rete, gli strumenti multimediali, e le famiglie coinvolte.

La somministrazione del questionario/intervista, modulata dalla mediatrice familiare, costituisce un passaggio nodale per lo svolgimento del progetto, poiché fornisce uno spazio di comprensione ed esplicitazione dell’approccio educativo con cui entrambi i genitori, spesso in maniera non congruente, gestiscono gli strumenti informatici a disposizione, a partire dal proprio cellulare fino ad arrivare al tablet di ultima generazione.

Accade frequentemente che, durante la compilazione dei due singoli questionari, uno per ogni genitore, le risposte appaiano discordanti o addirittura contradditorie rispetto all’utilizzo che ogni bambino fa degli strumenti multimediali in autonomia oppure in presenza di un adulto, inoltre rispetto alla rigidità, reale o presunta, di regole più o meno codificate e condivise e del significato attribuito dagli adulti ai “pericoli” della Rete.

In conseguenza di quanto evidenziato sopra, il tempo della compilazione del questionario/intervista diviene anche un momento di riconsiderazione del proprio stile educativo e genitoriale da parte di entrambi i genitori, all’interno dell’evento critico legato alla patologia.

Il progetto di Media education  “Professione genitori 2.0: fare rete in famiglia”, costituisce dunque un obiettivo specifico della più ampia mission che l’ASLTI si è data fin dalla sua costituzione, ovvero quello di prendersi cura del bambino nello sviluppo delle diverse dinamiche relazionali e delle influenze che, su tali dinamiche, possono essere determinate da un ricorso, sia da parte dei genitori che da parte dei bambini, non opportunamente guidato all’utilizzo della multimedialità.

F. B. Come possiamo approfondirne contenuti, metodologie, prendervi direttamente parte e dove possiamo trovare maggiori informazioni?

R. D. Consultando il sito dell’ASLTI- Liberi di crescere, dal menù “Attività” alla voce "Progetti" oppure sulla pagina Facebook.

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