Il diritto al futuro è sotto scacco. Se le tendenze attuali non verranno invertite, entro la fine del 2026 gli aiuti internazionali destinati all’istruzione subiranno un taglio drastico di 3,2 miliardi di dollari. Il risultato? Il numero di bambini e bambine esclusi dal sistema scolastico passerà da 272 a 278 milioni.
È questo il grido d'allarme lanciato da WeWorld con la presentazione del nuovo Atlante sull'Educazione "Learning Out Loud". Un report globale che non si limita a snocciolare numeri, ma mette al centro le voci di chi la crisi la vive sulla propria pelle.
L’educazione è oggi uno dei settori più sottofinanziati al mondo: nel 2024 è stato coperto meno del 30% dei fondi necessari. Questa carenza si traduce in scuole chiuse, mancanza di insegnanti (ne mancano 44 milioni a livello globale) e strutture prive di servizi essenziali: basti pensare che 447 milioni di bambini frequentano scuole senza acqua potabile.
"Non siamo di fronte solo a una crisi dell’istruzione, ma a una crisi di diritti e di futuro", ha dichiarato Dina Taddia, Consigliera Delegata di WeWorld. "Investire nell’educazione significa investire nella tutela e nel benessere delle nuove generazioni".
L’Atlante analizza la situazione in 13 contesti chiave — dall'Italia all'Ucraina, dalla Palestina al Brasile — proponendo il modello CARES. Questo framework si basa su cinque pilastri:
- Comunità: il legame con il territorio.
- Accesso: abbattere le barriere fisiche ed economiche.
- Diritti ed Espressione: dare voce ai bambini come soggetti attivi.
- Sicurezza: proteggere gli studenti, specialmente nelle zone di conflitto dove le scuole sono spesso bersaglio di attacchi.
Il report raccoglie testimonianze toccanti che ricordano quanto la scuola sia, prima di tutto, un luogo di speranza. Come quella di Zeinab, 13 anni, che dal Libano sogna di diventare scrittrice grazie al supporto scolastico ricevuto, o di Mariia, una mamma ucraina che racconta come il sostegno psicologico a scuola abbia ridato serenità a suo figlio, traumatizzato dal conflitto.
WeWorld chiude il report con un invito urgente ai decisori politici: non considerare l'educazione come un intervento isolato, ma come una leva trasformativa per la salute, la parità di genere e la giustizia sociale. Sono necessari finanziamenti più stabili, flessibili e, soprattutto, un cambio di paradigma che riconosca ai bambini il diritto di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano il loro domani.
