Il dibattito parlamentare sul nuovo disegno di legge dedicato alla regolamentazione del lobbying accende i riflettori sul confine tra rappresentanza di interessi particolari e utilità sociale. In una nota ufficiale, Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore, ha espresso forte preoccupazione per una possibile equiparazione tra i due mondi.
Pur riconoscendo nel DDL un passo avanti per la trasparenza tra istituzioni e stakeholder, Moretti sottolinea una differenza ontologica: il Terzo Settore non agisce per il beneficio di pochi, ma per il benessere della collettività.
"Non sarebbe corretto equiparare chi svolge una legittima attività di lobbying con il Terzo settore, che porta avanti attività di interesse generale, a favore di tutti i cittadini e le comunità."
Secondo il Forum, inserire le realtà non profit nel calderone del lobbismo rischierebbe di vanificare i progressi della Riforma del Terzo Settore. Moretti richiama l'importanza del Codice di settore, che assegna a queste organizzazioni un ruolo unico attraverso:
Co-programmazione e co-progettazione: Il coinvolgimento diretto nella creazione delle politiche pubbliche.
Principio di Sussidiarietà: L'attuazione dell'Articolo 118 della Costituzione, che vede i cittadini attivi collaborare con lo Stato per il bene comune.
La richiesta è chiara: modificare il testo durante l'iter legislativo. Considerare il Terzo Settore alla stregua di una normale attività di pressione politica significherebbe, secondo Moretti, ostacolare la sua funzione sociale. L'auspicio è che la legge finale sappia distinguere tra chi persegue interessi privati e chi, come il Terzo Settore, rappresenta un pilastro essenziale del panorama socio-economico italiano.
