C’è una Bologna che non smette di scommettere sulla cultura libera e accessibile. È quella che dal 2017 anima la zona universitaria con il Festival dell’Antropologia, un progetto nato quasi per scommessa da un gruppo di studenti e diventato, anno dopo anno, un punto di riferimento nazionale. Forte di numeri straordinari — 70.000 ingressi in otto anni e oltre 300 ospiti — il Festival si prepara oggi per il traguardo della nona edizione, prevista per aprile 2026. Lo fa restando fedele alla sua missione originaria: essere un evento gratuito, indipendente e costruito collettivamente, lanciando una sfida alla sua comunità attraverso una campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso.
Nato tra le mura dell'Alma Mater per iniziativa dell'associazione Rete degli Universitari, il Festival ha saputo abbattere le pareti dell'accademia fin dai suoi esordi. L'idea era semplice e radicale: portare la riflessione antropologica nelle strade, rendendola uno strumento vivo per leggere il presente, le ingiustizie e i mutamenti sociali. I nomi che hanno calcato il palco nelle scorse edizioni, da Marco Aime a Francesco Remotti, passando per Chiara Saraceno e Andrea Staid, confermano la caratura scientifica di un progetto che, nonostante il prestigio, ha mantenuto uno spirito "con le mani in pasta".
La scelta del crowdfunding non è solo una necessità economica, ma una dichiarazione politica. Per mantenere la completa gratuità in un evento di queste proporzioni, l'organizzazione punta a raccogliere 10.000 euro per coprire le spese vive, contando sul supporto di chi crede in una cultura che non deve chiedere il permesso ai grandi sponsor per esistere. Il Festival vive infatti di volontariato e della collaborazione con realtà come "Un Altro Mondo è Possibile APS" e lo SPI CGIL Emilia-Romagna.
"Vogliamo che il Festival continui a essere un evento completamente libero, aperto e accessibile per tutti. O così, o niente," spiegano gli organizzatori. "Le donazioni dal basso sono fondamentali per dare spazio a un altro modo di fare cultura, che non abbia paura di schierarsi." La risposta della città non si è fatta attendere: nei primi giorni di campagna sono già decine i sostenitori che hanno contribuito sulla piattaforma, confermando il legame profondo tra l'evento e il suo pubblico.
C'è tempo fino a metà aprile per donare e garantire che la zona universitaria torni a essere, per tre giorni, un laboratorio a cielo aperto di dialogo tra ricercatori, attivisti, politici e cittadini. Per sostenere l'iniziativa è possibile collegarsi alla pagina dedicata su Produzioni dal Basso.
