Il 25° anniversario della Legge 64/2001 diventa l'occasione per rilanciare il Servizio Civile come strumento di difesa nonviolenta. Attraverso un nuovo appello nazionale, enti e volontari sono chiamati a mobilitarsi concretamente per la pace e i diritti umani.
Si è celebrato lo scorso 6 marzo il 25° anniversario della Legge 64/2001 che ha istituito il Servizio Civile Nazionale, segnando il passaggio dall’obbligo alla scelta volontaria e riconoscendo il ruolo delle donne nei processi di partecipazione civica e di costruzione della pace. Per celebrare questo traguardo e tracciarne le sfide future si è tenuto a Roma l’evento “Il valore della scelta: 25 anni di legge 64/2001. La pace si fa così”, promosso dalla CNESC (Conferenza Nazionale Enti per il Servizio Civile) e dal Centro di Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell’Università di Padova.
Durante l'incontro si è ribadita la necessità di operare una svolta, valorizzando il ruolo del Servizio Civile come strumento fondamentale di difesa civile, non armata e nonviolenta, come sancito allora da quella legge e poi rafforzato in quella attuale. A conclusione dell’evento è stato lanciato l'appello “LA PACE SI FA COSÌ. Il Servizio Civile chiama all’azione” per invitare enti, operatori volontari e operatrici volontarie a non restare neutrali di fronte a questa vera e propria normalizzazione della guerra e a farsi “difensori civici dei diritti umani”, promuovendo azioni e mobilitazioni concrete sui territori basate su tre pilastri:
- Sensibilizzazione: per diffondere consapevolezza su pace, nonviolenza, difesa civile e diritto internazionale;
- Azione: per realizzare iniziative nonviolente visibili e creative nelle comunità locali;
- Formazione: per moltiplicare e mettere in rete percorsi strutturati con persone disponibili a diventare moltiplicatori di pratiche nonviolente e di pace positiva.
“La mobilitazione lanciata non è un punto di arrivo” dichiarano i promotori “ma vuole essere l’inizio di un percorso nazionale, che chiama all’azione chi il Servizio Civile lo vive ogni giorno, dando concretezza a quanto previsto nel Piano Triennale 2026-2028 che pone tra le priorità la nonviolenza e lo sviluppo sostenibile. Difendere la pace e i diritti umani non è un ideale astratto, ma un impegno che si costruisce dal basso, nei territori, attraverso la scelta consapevole dei giovani.”
Il testo integrale dell’appello è disponibile QUI.
