In occasione della Giornata internazionale della donna, l’Università dell’Insubria pone l'accento sull'importanza del linguaggio come specchio dei cambiamenti sociali. Attraverso il «Vocabolario di studi di genere», l'ateneo invita a riflettere su come le parole che usiamo quotidianamente non siano mai neutre, ma definiscano ruoli, identità e diritti.
Curato dal professor Paolo Nitti e pubblicato da Franco Cesati Editore, il volume nasce dalla collaborazione con il Dottorato in Diritto e Scienze umane e la Cattedra Unesco dell’ateneo. L'obiettivo, come sottolineato dalla professoressa Paola Biavaschi, è offrire uno strumento rigoroso per comprendere l'evoluzione storica e culturale dei termini che descrivono la nostra società.
Oltre la grammatica: i termini del cambiamento
Il vocabolario esplora concetti complessi e termini sempre più presenti nel dibattito pubblico, tra cui:
- Abilismo: discriminazione nei confronti delle persone con disabilità.
- Amatonormatività: il presupposto che il successo personale dipenda da una relazione romantica.
- Agender: l'assenza di identificazione in un genere specifico.
Declinare al femminile: una questione culturale
Il testo dedica ampio spazio all'uso quotidiano dei titoli professionali. Passare da "il ministro" a "la ministra" o da "l'avvocato" a "l'avvocata" non è un semplice vezzo grammaticale, ma il riconoscimento di una realtà sociale in cui le donne ricoprono ruoli storicamente maschili.
"Le parole raccontano la società: usarle con consapevolezza è un dovere che riguarda l'informazione, la scuola e la comunicazione."
Il volume è attualmente disponibile nelle librerie, online e presso la biblioteca di Economia dell'ateneo, dove è già parte integrante del programma di Linguistica educativa.
Fonte: Università dell'Insubria
