C'è chi sogna di pagaiare su una canoa, chi di scalare una parete o di correre su un campo da rugby. Sogni semplici, che però per troppi bambini delle nostre periferie restano chiusi nel cassetto a causa di barriere economiche che sembrano insormontabili. Per abbattere questi muri è stata presentata ieri, nella cornice della Biblioteca Universitaria di Genova, la terza edizione di "Sport Never Stop", il progetto nato dall'alleanza tra Fondazione l’Albero della Vita e Fondazione Conad ETS.
L'iniziativa non si limita a regalare un'ora di svago, ma punta a togliere dalla strada e dall'isolamento degli smartphone oltre 1.500 bambini tra i 6 e i 10 anni, offrendo loro un anno intero di attività gratuita. Il pacchetto è completo: dall'iscrizione alle visite mediche, fino al kit sportivo e ai trasporti. Quest'anno, però, la sfida si fa ancora più profonda: il cuore del progetto è il contrasto agli stereotipi di genere. In molti contesti fragili, infatti, le bambine sono le prime a essere sacrificate e a restare fuori dai campi da gioco. "Sport Never Stop" vuole ribaltare questa narrazione, portando le giovanissime a scoprire il proprio talento nel basket o nelle arti marziali, dimostrando che non esistono "sport da maschi".
A dare forza al messaggio è intervenuto anche il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha parlato dello sport come di un vero alleato della giustizia. Secondo Gratteri, offrire un’alternativa concreta alla strada in quartieri dove mancano modelli positivi significa fare prevenzione reale, riducendo le condizioni che portano alla criminalità giovanile. Accanto a lui, testimonial come Vittorio Brumotti e l'atleta Najla Aqdeir hanno ricordato che lo sport è la terza agenzia educativa dopo famiglia e scuola, un tassello fondamentale che non può dipendere dal portafoglio dei genitori.
Con l'edizione 2026, il progetto tocca ormai 11 città italiane, coinvolgendo 90 società sportive e oltre 60 scuole. È una risposta necessaria in un Paese dove quasi un minore su quattro è a rischio povertà e il 40% dei ragazzi non ha mai praticato sport. Iniziative come questa ci ricordano che, se diamo ai bambini gli strumenti giusti, il loro futuro smette di essere un destino già scritto e diventa una partita tutta da giocare.
