Non sono le persone a restare ai margini, ma sono i sistemi sociali, economici e politici a produrli. È questa la tesi centrale di "Abitare i margini", la nuova ricerca condotta da WeWorld — organizzazione indipendente attiva da oltre 50 anni — che analizza le dinamiche di esclusione in Italia attraverso l'esperienza diretta di chi vive quotidianamente in contesti fragili. Lo studio, presentato a Milano, propone un cambio di paradigma radicale: per contrastare le disuguaglianze non serve "includere" chi è ai margini, ma è necessario trasformare il centro, redistribuendo potere e risorse.

L'indagine, che ha coinvolto oltre 330 persone tra operatori, stakeholder e più di 230 tra bambini, giovani e donne in sette città italiane (da Milano a Ventimiglia, passando per Roma e Napoli), evidenzia come le disuguaglianze in Italia non siano fenomeni temporanei, ma strutture che tendono a riprodursi. Un esempio emblematico è il divario educativo: il tasso di abbandono scolastico oscilla dall'1,2% per i figli di laureati al 22,8% per chi ha genitori con un basso livello di istruzione. Inoltre, tra i giovani, il fenomeno dei NEET (chi non studia e non lavora) raggiunge punte vicine al 25% nel Sud e nelle Isole, contro il 14,5% del Nord.

WeWorld identifica quattro "sfere" interconnesse che determinano la marginalità: l'identità (legata a genere, origine e ruolo sociale), la classe (condizione economica, lavoro e casa), lo spazio (l'impatto dei territori e delle infrastrutture) e il sapere (il riconoscimento di chi ha diritto di parola e di decisione). Questi fattori non agiscono mai da soli, ma si intrecciano producendo "margini nei margini", dove l'esclusione diventa invisibile e strutturale.

La ricerca sottolinea inoltre un profondo scarto tra la "Costituzione formale" — che sancisce l'uguaglianza dei diritti — e una "Costituzione materiale" fatta di barriere burocratiche, precarietà abitativa e difficoltà di accesso ai servizi essenziali. Per Andrea Comollo, Direttore Programmi Domestici di WeWorld, tentare di "normalizzare" i margini è un errore: l'obiettivo deve essere quello di "smarginare", ovvero modificare le politiche pubbliche e i modelli economici che generano tali distanze.

Il documento non si limita quindi a mappare l'esclusione, ma offre indicazioni concrete per le istituzioni. L'invito di WeWorld è chiaro: occorre lasciarsi "contaminare" dalle esperienze che nascono ai margini per costruire politiche più aderenti alla realtà, capaci di garantire diritti effettivi e di restituire alle nuove generazioni il diritto al futuro, superando finalmente l'idea che la povertà sia un fallimento individuale anziché il risultato di una diseguale distribuzione di opportunità.

Partner della formazione

ConfiniOnline fa rete! Attraverso la collaborazione con numerosi enti profit e non profit siamo in grado di rivolgere servizi di qualità a costi sostenibili, garantendo ampia visibilità a chi supporta le nostre attività. Vuoi entrare anche tu a far parte del gruppo?

Richiedi informazioni