Il lavoro inteso come cammino concreto per ricostruire un'esistenza e il linguaggio riscoperto come chiave fondamentale per restituire dignità, rispetto e un futuro concreto a chi sta scontando una pena. Sono stati questi i temi cardine al centro del dibattito pubblico intitolato “Il lavoro che trasforma”, svoltosi nella suggestiva cornice del Milano Green Way, presso il Giardino comunitario del Villaggio Barona.
L'iniziativa, promossa con determinazione da Legacoop Lombardia nell'ampio palinsesto di eventi dedicati alle celebrazioni del suo 140° anniversario, ha saputo catalizzare l'attenzione e unire intorno allo stesso tavolo autorevoli rappresentanti delle istituzioni, esponenti di primo piano del mondo cooperativo, realtà imprenditoriali e organizzazioni del terzo settore. L'obiettivo condiviso è stato quello di avviare una profonda e non più rimandabile riflessione sulla centralità dei percorsi professionali nei processi di reinserimento delle persone detenute, accendendo i riflettori sullo straordinario ruolo sussidiario e generativo svolto quotidianamente dalle cooperative sociali all'interno e all'esterno delle mura carcerarie.
In questo contesto di grande valore sociale ed educativo, è stato presentato ufficialmente il progetto denominato “Glossario Fragile”, un innovativo laboratorio incentrato sul pensiero, sulla scrittura e sull'editoria sociale, interamente preso in carico e realizzato all'interno della Casa di Reclusione di Milano-Opera. Questa virtuosa iniziativa ha potuto vedere la luce grazie ad una stretta sinergia strategica che ha visto cooperare in modo proficuo la stessa Legacoop Lombardia, le cooperative sociali storicamente attive sul territorio Opera in Fiore e Officina dell’Abitare, insieme alla lungimirante cooperativa editoriale Shibboleth.
L'idea affonda le sue radici profonde nell'omonimo percorso nazionale promosso a livello centrale da Legacoopsociali, ideato all'indomani dell'emergenza pandemica per contrastare l'uso di stereotipi e analizzare con cura scientifica l'impatto reale e il peso specifico che le parole esercitano quando applicate ai contesti della vulnerabilità. Negli scorsi anni, questa iniziativa ha saputo aggregare stabilmente accademici, ricercatori, operatori sociali ed esperti della comunicazione, traducendosi in una vera e propria bussola deontologica e operativa per giornalisti, amministrazioni pubbliche ed enti del terzo settore impegnati sul fronte dell'inclusione. Attraverso approfondimenti tematici legati ad ambiti complessi quali la salute mentale, le dipendenze patologiche, la disabilità, la violenza di genere e i flussi migratori, il progetto ha dimostrato come la parola possa configurarsi come uno spazio accogliente, uno strumento capace di dischiudere possibilità di emancipazione e riscatto anziché cristallizzare lo stigma sociale.
L'esperienza pilota avviata nella Casa di Reclusione di Milano-Opera assume un significato epocale, configurandosi come la primissima declinazione assoluta del format laboratoriale all'interno dell'universo penitenziario italiano, candidandosi a diventare un modello pedagogico pienamente replicabile in altre strutture del Paese. Le persone detenute, attivamente inserite nei percorsi lavorativi gestiti dalle cooperative, sono state guidate in un viaggio di decostruzione e analisi di concetti densi e complessi quali la fragilità stessa, il senso profondo della pena, il valore del lavoro e la prospettiva di una ripartenza esistenziale. Questa elaborazione corale, basata su metodologie consolidate di scrittura collettiva e confronto interpersonale, darà vita a un vero e proprio “glossario dal carcere”: un'opera coraggiosa concepita come integrazione ufficiale al testo nazionale, in grado di restituire fedelmente il punto di vista inedito, autentico e privo di filtri di chi sperimenta in prima persona la realtà della detenzione.
Proprio per scardinare la catena di ritorni in carcere, l'evento ha inteso valorizzare e mettere a sistema le solide e durature esperienze lavorative che le cooperative sociali Opera in Fiore e Officina dell’Abitare gestiscono proprio a Opera, garantendo quotidianamente un'occupazione dignitosa e pienamente professionalizzante a più di 150 persone detenute. Secondo l'ultimo report pubblicato dall'autorevole Associazione Antigone, l'impianto sanzionatorio attuale sconta infatti drammatici tassi di recidiva: ben il 45,9% della popolazione carceraria odierna è già stato ristretto in un istituto da una a quattro volte, il 10,6% vi è tornato da cinque a nove volte, mentre il 2,7% registra oltre dieci ingressi. Dati legati a doppio filo alla carenza strutturale di opportunità abilitanti: ad oggi, solo il 29,3% dei detenuti ha accesso ad un'occupazione e, tra questi, ben l'85,6% lavora alle dirette dipendenze dell'amministrazione penitenziaria in mansioni interne scarsamente spendibili sul mercato; soltanto il 4,9% collabora con committenti esterni e un esiguo 7,9% è ammesso a corsi di formazione professionale qualificati.
Le attività ad Opera spaziano con successo dalla cura del verde pubblico alla forestazione urbana, passando per la sartoria sociale di alta qualità, sino a toccare laboratori tecnologici avanzati dedicati alla rigenerazione di dispositivi elettronici complessi, sviluppati in partnership strategica con primari player industriali privati. Questi percorsi dimostrano nei fatti come la sinergia tra l'articolazione carceraria, il tessuto imprenditoriale e il territorio circostante possa generare un welfare sussidiario capace di formare competenze reali, responsabilizzare il singolo e tracciare un solido ponte verso la libertà. La necessità impellente di rinsaldare, proteggere e ampliare queste reti collaborative per contrastare l'alto tasso di recidiva è emersa con forza negli interventi dei numerosi relatori che hanno animato la giornata. Il dibattito, moderato con precisione dal vicedirettore del prestigioso settimanale L'Espresso Felice Florio, ha visto confrontarsi visioni istituzionali, sindacali e aziendali, offrendo una panoramica completa sulle sfide e sulle buone pratiche applicabili al sistema penitenziario contemporaneo.
Al tavolo dei relatori si sono succeduti contributi di altissimo profilo, a partire da Attilio Dadda, Presidente di Legacoop Lombardia, e Gabriele Rabaiotti, Presidente di Fondazione Cassoni. Hanno arricchito il confronto le voci di Federica Della Casa, Presidente della cooperativa sociale Opera in Fiore, Marta Battioni, Coordinatrice del Dipartimento Welfare di Legacoop Lombardia, Martina Indelicato per l'Area Carcere della cooperativa Officina dell’Abitare, e Francesca Rabaiotti dell'Area Carcere di Opera in Fiore. Il mondo editoriale e culturale è stato rappresentato da Allegra Baggio di Corradi per la cooperativa Shibboleth e dal giornalista Giorgio Paolucci, autore del celebre saggio "Cento Ripartenze". Di grande rilievo anche le testimonianze di Elisabetta Ponzone, Presidente di Officina dell’Abitare, Luigi Manzoli, Direttore Supply Chain per Sky Italia, e Martina Bianco di Assolombarda, che hanno dialogato con Paolo Mora, Direttore generale dell’Assessorato all’Istruzione, Formazione e Lavoro della Regione Lombardia, e Daniele Nahum, Presidente della Sottocommissione Carcere del Comune di Milano, tracciando le linee guida per i prossimi impegni programmatici sul territorio lombardo.
