La nuova mappa della povertà in Italia: perché il solo reddito non basta più a spiegare le disuguaglianze
Quando parliamo di disuguaglianze in Italia, siamo abituati a guardare quasi esclusivamente al portafoglio. Ma la povertà, oggi, è qualcosa di molto più complesso e sfaccettato. Per questo Intesa Sanpaolo – insieme a partner come AICCON, SRM e il proprio dipartimento di ricerca – ha lanciato il “Monitor per la Geografia delle Fragilità e delle Disuguaglianze”. L'idea alla base è semplice ma ambiziosa: mettere sotto la lente d’ingrandimento le nostre province incrociando ben 150 indicatori diversi, che vanno dal lavoro alla salute, dall’istruzione alla qualità della vita e dei servizi sul territorio.
Ciò che emerge da questa mappatura fotografa un’Italia inedita, dove i vecchi confini geopolitici si fanno sfocati. Certo, lo storico divario tra Nord e Sud esiste ancora, ma la vera sorpresa sta nelle sfumature. Oggi ci sono sacche di profonda vulnerabilità nascoste dentro le province più ricche e industrializzate del Nord e, viceversa, segnali di forte riscatto e resilienza in aree storicamente depresse del Mezzogiorno.
Il rapporto mette in luce dinamiche delicate. Ad esempio, si nota come un alto tasso di giovani che non studiano e non lavorano (i NEET) finisca per spegnere non solo l’economia di un territorio, ma anche la sua partecipazione democratica. C'è poi il paradosso delle aree interne o a bassa densità abitativa: qui, anche dove il lavoro c'è, la qualità della vita resta bassa. Questo succede perché la popolazione invecchia e mancano i servizi essenziali. Avere uno stipendio serve a poco se l'ospedale più vicino è a un'ora di strada o se mancano presidi di prevenzione sanitaria.
La vera innovazione dello studio sta proprio in quella che gli esperti chiamano "lettura per differenziale", ovvero il confronto diretto tra ciò di cui i cittadini hanno bisogno e ciò che il territorio offre davvero. Ed è qui che saltano fuori i problemi strutturali più gravi: liste d'attesa interminabili nella sanità, asili nido insufficienti (che di fatto costringono molte madri a lasciare il lavoro) e un'assistenza agli anziani che non riesce a stare al passo con l'invecchiamento dei cittadini. Un cortocircuito che ormai colpisce anche le zone tradizionalmente considerate "virtuose".
Come ha sottolineato Paolo Bonassi, Chief Social Impact Officer della banca, le disuguaglianze non sono lineari e cambiano volto da un comune all'altro. L'obiettivo di questo Monitor, che Intesa Sanpaolo ha deciso di mettere a disposizione di istituzioni, imprese e mondo del Terzo settore, è proprio questo: smettere di usare formule generali e iniziare a pianificare interventi chirurgici, pensati sulle reali necessità delle persone e delle comunità.
