L’Europa sta ridisegnando le sue priorità finanziarie e, con esse, le parole d'ordine che guideranno il suo futuro. La proposta della Commissione europea per il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034, presentata il 16 luglio 2025 e attualmente al centro dei negoziati istituzionali, traccia una netta inversione di tendenza rispetto al passato: i concetti di "verde" e "transizione giusta" cedono il passo a "competitività", "difesa" e "industria".

Con un budget complessivo di quasi 2.000 miliardi di euro, la nuova architettura finanziaria punta tutto sulla semplificazione, riducendo drasticamente le linee di programma da 52 a 16 e sostituendo gli oltre 500 strumenti regionali con soli 27 Piani nazionali e regionali di partenariato. Se da un lato questa svolta mira a rendere la spesa più rapida e meno frammentata, dall'altro solleva forti preoccupazioni sul destino degli obiettivi climatici e sociali dell'Unione.

Nonostante il bilancio conservi una quota minima del 35% di investimenti orizzontali destinati al clima (che sale al 43% nei Piani di partenariato) ed estenda il principio del "non arrecare danno significativo" (DNSH) a tutti i fondi, l'analisi del testo rivela pesanti arretramenti. Scompare infatti il Fondo per una transizione giusta, lo strumento che dal 2021 sosteneva la riconversione dei poli industriali più legati ai combustibili fossili (come le aree di Taranto e del Sulcis Iglesiente in Italia). Il supporto a questi territori non sarà più vincolante, ma diventerà facoltativo e delegato alla discrezionalità dei singoli governi. Anche lo storico programma LIFE per la tutela della biodiversità perde la sua autonomia, venendo assorbito nel neonato Fondo europeo per la competitività.

La transizione ecologica non viene cancellata, ma cambia pelle: non è più vista come un obiettivo sociale e ambientale in sé, bensì come una pura leva per la produttività industriale, in linea con le raccomandazioni dei rapporti Draghi e Letta. A conferma di questo nuovo approccio, le risorse interne al Fondo per la competitività parlano chiaro: alla difesa, alla sicurezza e allo spazio andranno circa 131 miliardi di euro, quasi il doppio dei 67 miliardi stanziati per l'industria pulita e la decarbonizzazione.

Con i negoziati che la Commissione punta a chiudere entro la fine del 2026, lo spazio per correggere la rotta è ancora aperto. In Italia, una coalizione promossa da MIRA Network ed ECCO think tank, insieme ad altre organizzazioni, ha già presentato a Roma e Bruxelles una serie di raccomandazioni per chiedere il ripristino dei fondi dedicati alla transizione giusta e la tutela dei target sociali. Le decisioni dei prossimi mesi stabiliranno se l'Europa sarà in grado di proteggere la propria competitività senza abbandonare i territori e i cittadini più vulnerabili nella sfida climatica.

 

Fonte: Forum Disuguaglianze Diversità

Partner della formazione

ConfiniOnline fa rete! Attraverso la collaborazione con numerosi enti profit e non profit siamo in grado di rivolgere servizi di qualità a costi sostenibili, garantendo ampia visibilità a chi supporta le nostre attività. Vuoi entrare anche tu a far parte del gruppo?

Richiedi informazioni