Un film per dare voce e dignità a chi lavora nell'ombra delle nostre campagne. Prende vita ARMS, il nuovo cortometraggio scritto e diretto dal regista molisano Francesco Luciani, che sceglie i codici del neo-western per affrontare la piaga del caporalato e dello sfruttamento agricolo nel Sud Italia.
La campagna di finanziamento collettivo lanciata su Produzioni dal Basso ha già superato il 50% dell'obiettivo economico in pochissimi giorni. Resta ora poco più di un mese per sostenere il progetto e permettere alla troupe di completare le riprese e la successiva distribuzione nei festival.
Dalla polvere dei campi al grande schermo
L'ispirazione per il film nasce da un viaggio del regista tra i ghetti e le baraccopoli di Borgo Mezzanone e Candela, nel foggiano. Da lì prende forma un racconto di finzione ambientato tra i campi di pomodori del Salernitano: gli spazi sconfinati, il caldo asfissiante e la tensione morale tipica del genere western diventano la cornice perfetta per raccontare una realtà drammatica che si ripete ogni estate.
La trama segue le vicende di Brahim, Ali e Falilou, tre braccianti africani che vivono ai margini di un campo. La loro routine fatta di turni massacranti e paghe da fame viene spezzata dall'improvviso malore di uno di loro, scambiato dal caporale per un tentativo di fuga. Da questo equivoco si innesca una catena di eventi e ribellione che segnerà il loro destino.
Un fenomeno ancora drammaticamente attuale
Il corto punta i riflettori su un'emergenza nazionale. Nonostante l'introduzione della Legge 199 del 2016 per il contrasto all'intermediazione illecita, i numeri rimangono allarmanti.
- 200.000+ i lavoratori agricoli irregolari in Italia (circa il 30% del totale del comparto), secondo il VII Rapporto Agromafie e Caporalato.
- ~150 le morti sul lavoro nei campi stimate da Inail per il 2024 (+10% rispetto all'anno precedente), un dato peraltro sottostimato a causa del forte sommerso.
La rinascita di un progetto interrotto
Quella di ARMS è anche una storia di resilienza. Il set era partito nel 2021 su un terreno confiscato alle mafie e gestito da Libera e Flai CGIL, ma un grave incidente stradale costò al regista la frattura di due vertebre, bloccando la produzione al primo giorno di riprese. A distanza di cinque anni, Luciani — diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia e da sempre attento al legame tra cinema di genere e impegno sociale — ha deciso di riprendere in mano la storia per portarla finalmente a termine.
I fondi raccolti serviranno a coprire i compensi di cast e troupe, la logistica, le attrezzature e la post-produzione (montaggio, color correction e sound design). Per chi decide di contribuire sono previste diverse ricompense, tra cui locandine autografate, contenuti esclusivi del backstage, crediti nei titoli di coda e inviti alle proiezioni.
Per scoprire i dettagli dell'iniziativa o sostenere la produzione, è possibile consultare la pagina dedicata alla campagna di crowdfunding su Produzioni dal Basso.
