L’annuncio del Viceministro al Lavoro e alle Politiche Sociali, Maria Teresa Bellucci, ha portato una novità di peso per tutto il mondo del non profit: l’Unione Europea ha dato il via libera ai titoli di solidarietà. La Commissione ha stabilito che questi strumenti finanziari non rientrano nella fattispecie degli "aiuti di Stato". Una decisione che sblocca un percorso atteso da tempo e che apre canali del tutto nuovi per sostenere le attività sociali nel nostro Paese.

Ma di cosa parliamo esattamente quando si nomina questo strumento?

 I titoli di solidarietà sono titoli di debito emessi dalle banche e dagli intermediari finanziari con uno scopo preciso: raccogliere risorse economiche sul mercato da destinare in modo vincolato alle organizzazioni del Terzo settore. Le risorse raccolte dagli istituti di credito servono a erogare finanziamenti a condizioni agevolate oppure contributi diretti a favore degli Enti del Terzo Settore (ETS) iscritti al RUNTS, permettendo loro di realizzare interventi, servizi e investimenti ad alto impatto sociale. Per incentivare i risparmiatori a scegliere questa forma di investimento etico, la norma prevede anche un trattamento fiscale di favore, assimilabile a quello riservato ai titoli di Stato.

I commenti dal mondo dell'associazionismo non si sono fatti attendere. Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore, ha accolto con favore la notizia, evidenziando il valore strategico della decisione europea:

"Apprendiamo con piacere la notizia, annunciata dal Viceministro Maria Teresa Bellucci, del via libera dell’Unione europea ai titoli di solidarietà. Si tratta di nuovi strumenti di finanza sociale, emessi dagli istituti di credito, con i quali si potranno finanziare le attività del Terzo settore: un passo importante per aumentare la capacità delle organizzazioni di generare valore sui territori”.

Il punto centrale di questo passaggio sta proprio nella percezione e nella classificazione del comparto a livello comunitario. L’esclusione dal perimetro degli aiuti di Stato non è un dettaglio formale, ma conferma un principio che il Terzo settore sostiene da sempre: chi lavora per l'interesse generale ha bisogno di strumenti adatti alla propria identità, e non di semplici deroghe o interventi assistenziali.

Come ha ribadito lo stesso Moretti:

“L’esclusione dei titoli di solidarietà dalla categoria degli ‘aiuti di Stato’ rappresenterebbe l’ulteriore riconoscimento, dopo quello arrivato con la comfort letter dello scorso anno, della specificità del Terzo settore: un comparto socio-economico che persegue l’interesse generale e che necessita non di agevolazioni, ma di strumenti adatti alle sue caratteristiche”.

Se il quadro normativo ora si fa più chiaro e favorevole, la vera partita si giocherà sul piano dell'applicazione pratica nei territori. Gli investimenti sociali e i progetti a lungo termine richiedono una sostenibilità economica costante, e l'accesso al credito resta uno degli ostacoli principali, soprattutto per l'associazionismo di base. Le grandi organizzazioni o le imprese sociali più strutturate riescono spesso a intercettare risorse e dialogare con il sistema bancario; al contrario, le piccole realtà locali fanno fatica a far valere le proprie garanzie e spesso si vedono costrette a ridimensionare o persino a chiudere progetti essenziali per la comunità.

Riguardo a questo nodo cruciale, il portavoce del Forum Terzo Settore traccia una direzione chiara per il futuro della misura:

“L’auspicio è che questi nuovi strumenti siano di supporto soprattutto alle realtà più piccole, che faticano a realizzare investimenti e che spesso si trovano costrette a ridurre le loro attività o addirittura a rinunciare a svolgerle per mancanza di risorse. Ci auguriamo, inoltre, che i titoli di solidarietà si sviluppino insieme a una più ampia politica di sostegno all’accesso al credito del Terzo settore, per aumentare l’impatto delle attività sociali di cui beneficia tutta la collettività”.

Il via libera da Bruxelles rappresenta un'ottima premessa. Adesso l'attenzione si sposta sul sistema bancario e sugli enti regolatori, affinché i titoli di solidarietà diventino a tutti gli effetti un canale d'investimento semplice, accessibile e capillarmente diffuso. Solo così la finanza sociale potrà trasformarsi da opportunità teorica a risorsa quotidiana per chi lavora ogni giorno sul campo.

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